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Pantelleria
Pantelleria è la più grande delle isole siciliane e la più vicina all’Africa , anch’essa di origine vulcanica. La grande attrazione dell’isola è rappresentata da monumenti preistorici che portano il nome di “Sesi”, costituite da blocchi di pietra vulcanica ove furono raccolte le spoglie dei primitivi capi tribù di Pantelleria. L’isola misura 83 mq ed è sormontata da una cima di 836 m chiamata Montagna grande e si può girare anche a piedi , se non si dispone di un cavallo . Per scoprire le attrattive di Pantelleria occorre addentrarsi nel suo interno, lasciandosi alle spalle le acque piene di vita e le sue coste rocciose e selvagge. Anche a Pantelleria , come nelle Isole Eolie, c’è una cava di ossidiana utilizzata ai tempi antichi come arma affilata .
Storicamente , dopo il Medioevo, arrivarono nell’isola gli Arabi che la chiamarono “Bent el Rhia” (l’isola del vento )e vi introdussero la coltivazione dell’uva zibibbo e del lino, potenziando quella del cotone e dell’orzo in un contesto di ulivi e capperi. Con le sue 430 specie di flora , Pantelleria è considerata la macchia mediterranea più pura della Sicilia .Come fauna , la sua collocazione a metà tra l’Africa e
la Sicilia
, la caratterizza da grandi flussi migratori di uccelli ( fenicotteri, aironi,upupe ecc.) . Ma la maggiore caratterizzazione dell’isola è rappresentata dalla sua natura vulcanica essendo la sommità emersa di un Vulcano sottomarino . L’attività eruttiva non è mai terminata così che alla fine dell’800 delle eruzioni fecero emergere nuovi isolotti . e scomparirne altri . Ancora oggi vapori escono dai suoi crepacci mentre acqua calda sgorga nelle sue grotte marine .
Le costruzioni caratteristiche dell’isola si chiamano “dammusi” e sono piccoli edifici bianchi con il tetto a cupola che ripara gli ambienti interni dalla calura estiva .
Per conoscere l’isola bastano tre giorni ed un cavallo . Il primo giorno si percorre l’anello da Montagna Grande fino a Sibà .Lungo la strada che costeggia la valletta di Monastero si può vedere , disposta su un alto costone, una piccola necropoli con sepolture in pietra . A Sibà si imbocca un viottolo in salita sino alla grotta del Bagno Asciutto , una sauna naturale rimasta tale e quale fin dall’epoca dei Romani . Il sentiero prosegue con viste spettacolari sul mare , passiamo il Passo del vento e ci fermiamo in un dammuso agrituristico della contrada Serraglio. Il secondo giorno saliamo verso la cima di Monte Gibele , la sommità del cratere, e poi ci dirigiamo verso la campagna di Mueggen , coltivata a vite e capperi e piena di dammusi agricoli ove troviamo accoglienza. Il terzo giorno ci dirigiamo tra la cuddia Randazzo e Del Gallo e poi a Santa Chiara di Bugeber . Scendiamo fino alle rive del lago di Venere , detto anche Bagno dell’Acqua, ove ci si può concedere un bagno ristoratore e ci si può spalmare di fango con benefici effetti sulla pelle.Ultima tappa è Ruchia , sempre facente parte della strada ad anello tra le montagne .
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