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i trulli di Alberobello
Per quanto richiamino forme e nomi preistorici, i trulli sono una creazione relativamente recente , quantomeno sotto il profilo del loro sviluppo, risalendo al 1700 e cioè all’epoca dei feudatari che proibirono l’uso della malta nelle costruzioni in muratura con l’intenzione di realizzare delle strutture in grado di esser montate e rimontate in poche ore , permettendo la mobilità delle persone che li abitavano . I trulli rappresentano stabilità e precarietà , freschi d’estate e caldi d’inverno , un esempio di perfetta coibentazione in un’epoca in cui non esistevano le moderne tecniche d’isolamento termico. Sia i possenti muri di base sia il cono di copertura sono innalzati a secco , senza leganti , con abili incastri. L’intonacatura interna , latte di calce come all’esterno, impedisce agli insetti di passare . La cosiddetta passività della struttura la rende in grado di assorbire anche le scosse di terremoto più violente . All’interno non ci sono spazi riservati , niente porte , tante nicchie ricavate nei muri per sostituire gli armadi, delle finestrelle sottili come feritoie che contribuiscono a creare un paradiso di penombra e frescura. Il trullo è un prodigio della statica . Sono poi un rompicapo i misteriosi simboli dipinti sui tetti conici che non hanno però un significato esplicito ma semplicemente soddisfano un’esigenza estetico-spirituale , casomai semplicemente contro il “malocchio” .
Oramai , con la scomparsa degli ultimi “trullari” possiamo parlare d’arte perduta ed Alberobello resterà l’unico esempio di tale cultura architettonica.
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