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Alto Adige, provincia laboratorio

La parola che più aiuta a capire quanto il Trentino-Alto Adige sia, da qualche tempo, un passo avanti rispetto all’Italia e al resto del Nordest e di buona parte dell’Europa, è la qualità. Parliamo di qualità della vita, del lavoro, della ricerca, della produzione. Un benessere generale, un ambiente naturale e invidiabile e servizi di prim’ordine fanno dimenticare i disagi tipici che si possono incontrare in un Paese come il nostro che lamenta tali carenze . 

Naturalmente sotto queste conquiste c’è l’autonomia, c’è il mare di denaro che lo Stato riversa sul territorio. Certamente poter disporre di nove decimi di tutte le imposte e le entrate tributarie aiuta non poco; ma la vera differenza l’hanno fatta la lungimiranza e le scelte giuste. Ad esempio in Alto Adige come in  Trentino, non sono mai stati abbandonati i piccoli centri sparsi sul territorio, gli sono state date tutte le condizioni per mantenere un alto appeal naturale. Una battaglia importante vinta è infatti stata quella di tenere aperti i masi, il lavoro diffuso su tutte le aree per impedire un eccessivo pendolarismo e impedire l’abbandono delle case e del territorio.

C’è poi una grande attenzione all’innovazione , visto che la montagna di oggi ha bisogno delle tecnologie più avanzate. La ricerca è il vero carburante di Trento e Bolzano. Entrambe le città lo sanno bene e per questo hanno investito e stanno investendo molto. 

Un’altra forza di questa regione è stata quella di far coesistere perfettamente segmenti economici diversi, se non concorrenti. La nuova industria che si è andata formando è cresciuta rispettosa del patrimonio più importante…l’ambiente. E’ qui che si inseriscono l’artigianato e l’agricoltura, che mantengono integro l’ambiente, ne conservano la peculiarità ed esprimono una tipicità di produzioni che offrono materie prime all’industria e sostengono il turismo. 

Tutto perfetto? Sarebbe un’utopia, qualche peccatuccio c’è. Ad esempio Il Trentino delle volte fatica più del lecito a far marciare speditamente i progetti in quanto a Bolzano è ormai diventata una “grande mamma” , ossessiva al punto di voler fare e controllare tutto in proprio. L’amministrazione pubblica praticamente svolge un ruolo da imprenditore. Esempio calzante per capire questo è la legge sull’innovazione che di fatto affida a una serie di funzionari provinciali tutte quelle scelte che invece dovrebbero essere fatte direttamente da imprese ed imprenditori. I rischi sono nel generare mostri in termini di ipertrofia burocratica, clientele e anche diffusione a pioggia di contributi. 

Accentrando la nostra attenzione sulla capitale Bolzano , un recente sondaggio di Legambiente e il Sole 24 Ore  la classifica la prima della classe in ecologia  : poche auto, efficiente monitoraggio dell’aria, abusivismo edilizio praticamente inesistente, politiche che tendono a favorire il risparmio energetico. Questi sono solo alcuni dei motivi che hanno portato Bolzano a vincere  il titolo del capoluogo più “ecosostenibile”  fra i 103 capoluoghi di Provincia. E’ ormai la 13esima edizione di quest’inchiesta e l’anno scorso era stata incoronata Mantova . A proseguire la top ten incontriamo tantissime città del Nord, mentre nella parte bassa della classifica c’è L’Aquila e Taranto. 

Quello che hanno evidenziato queste ricerche svolte nei vari capoluoghi italiani è che  le politiche messe in atto per migliorare la vivibilità urbana sono ancora insufficienti: smog, traffico e rifiuti restano un male comune…….tranne che in Alto Adige !